Questo diario è lo specchio della mia anima, non sempre nitido, quindi, non sempre univoco, ma sicuramente intimo e prossimo al mio più vero sentire.

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mercoledì 15 marzo 2017

La coscienza di sè e del male

 
Ieri sera, mentre tornavo a casa, in macchina, da sola, pensavo a tante cose viste e sentite, alle scosse sismiche e al mio nipotino in ospedale, ai giorni convulsi che viviamo e ai discorsi fatti mesi fa con delle bellissime persone a proposito del Male inteso come presenza nel mondo esterna alle persone.
In realtà non è accettabile nè logico che possa essere considerato esterno all'essere umano. Non lo è. Non lo è mai stato.
Con il Concilio Vaticano II Dio ha smesso di essere il centro dell'attenzione dell'aspirazione del cuore dell'uomo e l'Uomo stesso è stato messo al suo posto, come centro e culmine di ogni azione o decisione o accadimento.
Di conseguenza alla religione che adorava un Dio è stata sostituita quella che adora l'Essere Umano.
La prima e più ovvia e più nefasta conseguenza è stata quella di considerare il Male non più come scelta personale consapevole, anche se limitatamente al momento e allo stato di coscienza, ma è stato identificato come vissuto comunitario, come qualcosa di esterno e non più bene identificato contro cui combattere eliminando le cause materiali del disagio e della sofferenza umana.
Pensate alle parole di Papa Francesco che ha fatto della Chiesa un grosso ospedale dove dispensare rimedi alla salute fisica invece che spirituale della persona.
Così il male è stato ridotto a mero concetto antropologico, a qualcosa che ci cade addosso in modo impersonale e ineluttabile, nostro malgrado.
Non è più qualcosa di vivo e concreto contro cui combattere e negare il controllo della propria vita. Come dire, ieri il virus dell'influenza era una persona cui concedevo coscientemente di guidarmi nelle azioni e quindi il male che io operavo era diretta conseguenza delle mie scelte personali, oggi è diventato un concetto antropologico, per cui non dipende da me aderire o meno, sono ugualmente colpita come chiunque altro dalla eredità che questo assunto ha portato con sè sulla società.
Non è così. Non può esserlo.
Se così fosse, mi rivolgo ai cristiani che dovrebbero essere ferrati in materia, Cristo sarebbe venuto e morto inutilmente.
Se avesse dovuto liberare l'essere umano da qualcosa di esterno all'uomo stesso, poteva farlo benissimo dall'alto dei cieli, non c'era bisogno dell'incarnazione, della passione, della morte in croce, della risurrezione.
Al contrario, Cristo è venuto a combattere contro una entità viva e operante che influenza il cuore dell'uomo nella misura in cui questo cuore gli viene lasciato a disposizione.
Altrimenti avevano ragione i Manichei che identificavano due dei, uno buono e l'altro cattivo, che usavano gli uomini come marionette e a seconda del prevalere dell'uno piuttosto che dell'altro, l'uomo agiva, quindi il bene o il male erano comunque esterni e indipendenti dalla volontà umana.
Il Manicheismo è stato condannato come eresia dalla Chiesa ai tempi di Sant'Agostino.
Oggi in questo diffuso protestantesimo (non a caso i cosiddetti cattolici sono pronti a prostarsi a Martin Lutero come dinanzi a un Maestro) il Male è tornato ad essere una condizione ineluttabile e indipendente dalla volontà, libera, di scelta dell'essere umano, una predestinazione contro la quale non si può combattere e che tutto sommato ci rende incolpevoli delle scelte operate quotidianamente e di conseguenza di come va questo mondo.
Non è così. Non lo è mai stato. Non può esserlo. Non deve.
 
 

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